La storia infinita tra I.N.P.S. e le, così dette, società immobiliari

17/12/2017

È ormai dal 2011 che l’Istituto Nazionale Previdenza Sociale con lo stesso identico rituale apre d’ufficio un posizione contributiva con iscrizione alla gestione speciale esercenti attività commerciali nei confronti di semplici soci di società di persone, che sono rimaste titolari di beni immobili in cui esercitavano un tempo la propria attività di impresa: ciò nonostante siffatta attività sia stata successivamente e palesemente dismessa, anche quale conseguenza della crisi economica imperante, e che sia ben chiaro che si tratti di soci non lavoratori, che si limitano meramente al godimento, anche mediante locazione, di tali beni residuali. Succede ancora oggi nel 2017, nonostante la recentissima sentenza emessa dalla Suprema Corte di Cassazione, sez. lav., 26 febbraio 2016 n. 3835, secondo la quale “Nelle società in accomandita semplice, in forza dell'art. 1, comma 203, della l. n. 662 del 1996, che ha modificato l'art. 29 della l. n. 160 del 1975, e dell'art. 3 della l. n. 45 del 1986, la qualità di socio accomandatario non è sufficiente a far sorgere l'obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali, essendo necessaria anche la partecipazione personale al lavoro aziendale, con carattere di abitualità e prevalenza, la cui prova è a carico dell'istituto assicuratore.” Già con ordinanza dell’11 febbraio 2013, n. 3146, la S.C. di Cassazione aveva chiarito che l'attività di mera locazione di immobili non rientra nel settore terziario per la mancanza di una attività di scambio e/o prestazione di servizi e pertanto non può essere considerata attività commerciale; ne consegue che è inapplicabile al caso di specie il principio secondo il quale il socio di società che svolge attività di intermediazione immobiliare, rientrando la stessa nel settore terziario, è soggetto all'iscrizione alla Gestione IVS presso l'INPS. Infatti l'attività di mera locazione di immobili, anche se svolta da società commerciale, non costituisce attività commerciale e pertanto, in assenza di altra attività commerciale esercitata nell'ambito della società stessa, non scatta l'obbligo di iscrizione alla Gestione IVS. Ciò alla luce delle richieste di iscrizione inviate dall'INPS nel corso della c.d. "Operazione Poseidone" ai tanti soci di società che, a seguito della cessazione dell'attività e/o pensionamento de soci, si sono trasformate in società immobiliari la cui unica attività consiste nella locazione dell'immobile ex - strumentale". Lo stesso Istituto Previdenziale con circolare n. 171 del 06.11.2003 aveva testualmente detto: “[…] si ritiene che la soluzione sia da ricercare non tanto in considerazione della forma giuridica della società che esercita l’attività di gestione di immobili, quanto in relazione alla natura dell’attività esercitata nelle singole fattispecie. Qualora l’attività esercitata travalichi i limiti del mero godimento degli immobili e si configuri quale più ampia attività (ad esempio, prestazione di servizi a terzi) organizzata in forma di impresa, deve ritenersi che il reddito prodotto sia da qualificare quale reddito d’impresa, ex art. 51, comma 2, lettera a) del TUIR e che i soggetti che l’attività stessa svolgono, con i requisiti di legge, siano tenuti all’iscrizione nella gestione previdenziale dei commercianti. E ciò a prescindere da ogni considerazione, irrilevante ai fini che qui interessano, in ordine alla regolarità della società semplice o alla sua riqualificazione in società di fatto.” Il quadro normativo in materia di contribuzione per gli esercenti attività commerciali disciplinato dalla legge 27 novembre 1960, n. 1397 (Assicurazione obbligatoria contro le malattie per gli esercenti attività commerciali), nonché dalla legge 22 luglio 1966 n. 613 (Estensione dell'assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia ed i superstiti agli esercenti attività commerciali ed ai loro familiari coadiutori e coordinamento degli ordinamenti pensionistici per i lavoratori autonomi), è chiarissimo, sia per quanto attiene all’individuazione dei presupposti soggettivi, sia per quanto riguarda la sussistenza dei presupposti oggettivi. In primo luogo l’obbligatorietà dell’iscrizione alla gestione assicurativa dei commercianti è stata estesa a partire dall’01.01.1997 (art. 1, comma 202, legge 23 dicembre 1996, n. 662) a tutti i soggetti del, così detto, “terziario”. Si tratterebbe di quei soggetti svolgenti, in forma individuale e/o societaria, un’attività imprenditoriale, anche se non strettamente di carattere commerciale, così come specificata dall’art. 49, 1° comma, lettera d), della legge 9 marzo 1989, n. 88, ovvero: attività commerciali, ivi comprese quelle turistiche; di produzione, intermediazione e prestazione dei servizi anche finanziari; per le attività professionali ed artistiche; nonché per le relative attività ausiliarie. Per contro, la legge quadro sull’assicurazione obbligatoria per gli esercenti attività commerciali (legge n. 1397/1960 cit.), pur essendo anch’essa stata rettificata all’art. 1 (cfr. art. 1, comma 203, legge 23 dicembre 1996, n. 662), non è stata modificata nelle sue linee essenziali di individuazione del presupposto oggettivo per l’applicazione dell’obbligatorietà dell’assicurazione. L’art. 1 della suddetta legge, infatti, così recita: “L’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali di cui alla L. 22 luglio 1966, n. 613, e successive modificazioni ed integrazioni, sussiste per i soggetti che siano in possesso dei seguenti requisiti: a) siano titolari o gestori in proprio di imprese che, a prescindere dal numero dei dipendenti, siano organizzate e/o dirette prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti la famiglia, ivi compresi i parenti e gli affini entro il terzo grado, ovvero siano familiari coadiutori preposti al punto vendita; b) abbiano la piena responsabilità dell’impresa ed assumano tutti gli oneri ed i rischi relativi alla sua gestione. Tale requisito non è richiesto per i familiari coadiutori preposti al punto di vendita nonché per i soci di società a responsabilità limitata; c) partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza; d) siano in possesso, ove previsto da leggi o regolamenti, di licenze o autorizzazioni e siano iscritti in albi, registri o ruoli.” In conclusione, l’obbligo di iscrizione nella gestione assicurativa degli esercenti attività commerciali sussiste per i soggetti titolari o gestori in proprio di imprese che siano organizzate e/o dirette con il lavoro prevalentemente proprio e dei componenti la famiglia, che abbiano la piena responsabilità dell’impresa con relativi oneri e rischi di gestione e che partecipino personalmente al lavoro aziendale con carattere di abitualità e prevalenza. Il Tribunale di Pesaro ha ormai emesso una costante e consolidata interpretazione giurisprudenziale di merito in materia dell’esposto quadro normativo, secondo la quale: a. la mera qualità di socio di una società commerciale non giustifica l’iscrizione nella gestione dei commercianti, così come la mera esistenza della società non fa presumere lo svolgimento di attività operativa da parte del socio; b. l’attività della società limitandosi al mero godimento dell’immobile non configura l’esercizio di un’impresa commerciale, da intendersi, ai sensi dell’art. 2082 c.c., come l’esercizio professionale di un’attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni e servizi; c. l'obbligo di iscrizione non può essere desunto sulla base di elementi di carattere fiscale, che non rilevano sul piano previdenziale.

Avv. Maria Rosa Conti