Vulnerabilità sismica delle nostre case e delle costruzioni esistenti in generale

05/07/2017

I tempi in cui viviamo potranno di certo definirsi, come il periodo nel quale la presa di coscienza e conoscenza dei terremoti abbiano sensibilizzato la nostra attenzione. Le forti scosse percepite nell’estate del 2016 hanno lasciato traccia nei nostri animi ed in alcune nostre abitazioni: all’improvviso la nostra casa non è più quel luogo incondizionatamente sicuro che sempre abbiamo creduto essere.

L’Aquila  2009, Emilia 2012 e i recenti eventi del 2016 che hanno colpito ben 4 Regioni ci hanno anche fatto capire che il terremoto non è un evento casuale puramente denso di sfortuna bensì un accadimento al pari di quelli atmosferici, e quindi caratterizzato da una certa frequenza di ripetizione: i geologi ci hanno spiegato come l’Italia si stia letteralmente dividendo in due parti lungo la dorsale apenninica con direzioni est e ovest e per vari decenni se non secoli convivremo con scosse telluriche.

 

Figura 1 mappa recenti eventi sismici di maggiore intensità

 

 

A questo punto è importante prendere atto della “Vulnerabilità Sismica” dei propri fabbricati ed eventualmente farsi un’idea delle possibili tecniche di miglioramento applicabili alla propria condizione.

La prima grande categoria di edifici è quella “ANTE 1986” ovvero la cui costruzione è precedente all’emanazione di norme tecniche approfondite di progettazione ed esecuzione di strutture in zona sismica. Per questi edifici non sono stati osservati criteri anti-sismici e pertanto è lecito pensare che in caso di importanti scosse a distanza ravvicinata, vadano incontro a delle criticità strutturali.
Edifici costruiti dopo il 1986 con criteri di resistenza alle forze dinamiche devono rispondere bene al terremoto dal punto di vista progettuale ma per quelli costruiti fino al 2008, data in cui le norme tecniche hanno apportato rigidi controlli costruttivi vi è grande incertezza sui metodi realizzativi e qualità dei materiali che infatti molto spesso hanno delineato superficialità e poca attenzione nel costruire.. vedasi condanne di colpevolezza a L’Aquila.

Solo con le norme del 2008, ed è atteso un aggiornamento nel 2017,  si è finalmente giunti ad uno strumento completo di progettazione, costruzione e controllo in opera per quello che riguarda l’intero processo di realizzazione di un organismo strutturale sismo-resistente.

Il Governo ha riconosciuto lo stato di insicurezza della maggior parte dei fabbricati italiani, si stima infatti che più dell’80% delle strutture siano nate prima del 1986, ed ha prontamente attivato con la legge finanziaria del 2017 un forte sostegno fiscale per la messa in sicurezza del nostro patrimonio edilizio: è stato nominato SISMABONUS, uno sgravio fiscale che va dal 70 all’80%, fino a un massimo di 96.000 euro, per i lavori destinati al miglioramento di 1 o 2 classi di performance sismica. La novità più grande è la possibilità di cedere il bonus a enti terzi come le stesse imprese di costruzione che potranno quindi intraprendere i lavori con il versamento di una somma minoritaria da parte dei propri clienti. Il Sismabonus arriva all’85% per miglioramento sismico di condomini e sarà valido fino al 2021.

Alla base del processo è posta un’analisi di calcolo/vulnerabilità da parte di un ingegnere strutturista il quale in seguito assevera la classe sismica di partenza e la classe sismica raggiunta a seguito degli interventi di ristrutturazione eseguiti.

Esistono varie tecniche valide per il miglioramento sismico dei fabbricati a seconda che questi siano degli edifici in cemento armato o dei fabbricati in muratura portante (o mix delle due tecniche). Una muratura normalmente soffre di scollegamento tra i vari pannelli murari posti ortogonali tra loro mentre e possono avere delle coperture spingenti in sommità: la maggior parte delle volte è sufficiente eliminare le spinte in copertura e confinare i muri sismo-resistenti. Se i solai risultano di natura flessibile la cosa migliore è quella di renderli rigidi ma attenzione non sempre è scontato ottenere benefici, pertanto ciascun intervento va analizzato nello specifico caso e giustificato analiticamente con un analisi di calcolo.

 

Figura 31 irrigidimento parete in muratura lasca

 

 

Gli edifici in cemento armato sono ritenuti erroneamente essere eterni e incredibilmente “forti”. In realtà al mondo esistono pochissimi edifici centenari in vita in c.a. e sono monitorati continuamente a causa della loro cagionevole condizione: il calcestruzzo è un materiale poroso e pertanto è continuamente attaccato senza peraltro essere provvisto di un adeguato e longevo sistema immunitario contro agenti atmosferici e chimici dell’aria. Ne sono un esempio gli innumerevoli casi di scarnificazione del copriferro che vediamo per strada con barre di armatura corrose a vista.  Intervenire su questi organismi non è facile in quanto non è facile fare una diagnosi di tali fabbricati: se non dovessero esistere progetti depositati (capita spesso per progetti redatti ante 1982) rimane grande incertezza della quantità di ferro all’interno di travi  e pilastri. Qualora non dovessero essere appropriate le dimensioni degli elementi strutturali risulta sovente più economica la demolizione e ricostruzione anziché operare delle minuziose fasciature in carbonio dei pilastri portanti o applicazione di speciali isolatori alla base dell’edificio esistente che rimangono comunque tecniche valide.

 

Figura 4  scarnificazione copriferro, situazione a rischio

 

 

Conclusioni:

La riqualificazione degli edifici esistenti è un tema da affrontare nello specifico del singolo caso proprio perché in Italia si è assistito ad una forte personalizzazione dei fabbricati che hanno peraltro subito ripetute trasformazioni nei vari decenni. L’ingegnere strutturista deve affrontare tale aspetto con grande passione e spirito investigativo per mettere a punto ad hoc il miglior intervento caratterizzato dalla minor invasività possibile. Gli interventi di ristrutturazione sismica si devono armoniosamente integrare con le scelte di riorganizzazione architettonica ed efficientamento energetico, infatti i relativi bonus fiscali possono essere abbinati. Non si dimentichi che vari interventi di miglioramento sismico, per cui è previsto il bonus fiscale fino all’85%, sono anche operazioni che normalmente si farebbero per ammodernare una casa in fase di ristrutturazione: si pensi ad esempio al rinnovo della struttura di copertura o solai di calpestio. Abbinando quindi una valutazione di vulnerabilità specialistica, ante e post-intervento, su asseverazione di uno strutturista è possibile accedere al sismabonus.

Infine è doveroso ricordare che in virtù delle necessarie operazioni volte al miglioramento sismico del fabbricato qualora si verificasse un evento di importante magnitudo, lo sviluppo del danno è sempre presente in una costruzione “anti-sismica” proprio perché la dissipazione del terremoto avviene in questo modo. Di guadagnato c’è che il danno è di minore entità rispetto ad una costruzione priva di misure antisismiche e soprattutto è studiato per salvaguardare la vita umana all’interno degli edifici, aspetto non garantito nella maggior parte degli edifici a rischio.

Questo aspetto verrà approfondito nel prossimo articolo, dove si parlerà di case “anti-sismiche” di nuova edificazione alla luce delle nuove tecnologie a disposizione.

 

Ing.Andrea Canducci